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Curiosità, consigli, ...
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Seconda parte
DEVOZIONE
Raccoglie in sé l'intento del cantore. Nel momento in cui il
cantore riesce a cantare spontaneamente esprimendo Amore sincero
è in stato di Devozione.
Se gli occhi sono lo specchio dell'anima, la voce ne è l'altoparlante.
Succede spesso, le prime volte che si ha un approccio con il
canto devozionale, una forte tendenza, inconscia, a camuffare
la propria voce - ingolando il suono, cantando sguaiatamente
o al contrario con voce timida e flebile quasi sempre per condizionamenti
dell'ego (come l'ego si manifesta nell' auto-esaltazione si
manifesta anche nell'auto-squalifica). Il primo passo del cantare
con devozione sarebbe quello di sperimentare la propria voce
così com'è, senza sforzo, con la stessa naturalezza di quando
parliamo e senza che la mente vada a creare contrazioni nella
gola o in altre parti del corpo. In questo modo potremo offrire
a Dio il nostro canto come "testimoni innamorati", e non "critici
musicali" del proprio modo di cantare.
Nello studio della musica, la devozione ha un aspetto fondamentale.
Rimettere a Dio il risultato della pratica, senza aspettative
da parte nostra, significa imparare molto più velocemente. La
musica chiede fluidità quindi distacco e neutralità nell'azione;
l'ego produce l'effetto contrario: contrazione e accanimento
verso limiti che naturalmente esistono.
DOVERE E DISCIPLINA
"Dovere senza Amore è deprecabile, dovere con Amore è auspicabile,
Amore senza dovere è Divino!"
E' una parola già contenuta nell'espressione "disciplina spirituale"
che non significa affatto rigidità.
Le direttive che Sai Baba ci ha impartito vanno più che mai
interpretate per il loro profondo senso funzionale e per lo
sviluppo delle nostre facoltà più profonde. Nel caso della disciplina
ci viene chiesto un esercizio di consapevolezza dove l'intento
trae forza dall'attenzione che noi poniamo nell' azione che
stiamo compiendo e ricordandoci sempre che mai come nel canto
collettivo siamo parte dell'Uno.
Si eviterà, per fare un esempio, (durante la sessione bhajan)
di suonare strumenti che non si sanno suonare tanto per il piacere
di avere qualcosa per le mani e mandando magari fuori tempo
tutto il gruppo, oppure voler cantare a tutti i costi un Bhajan
che non si sapeva cantare.
Disciplina significa anche arrivare puntuali alle prove bhajan
e parlare in maniera opportuna proprio come primo esercizio
di armonizzazione.
Il gruppo bhajan è impegnato in un seva e chi vi appartiene
sarà di buono o cattivo esempio per tutti gli altri devoti.
Per chi canta o suona in un gruppo bhajan, la regolarità quotidiana
nello studio della musica è fondamentale, è meglio studiare
20 minuti tutti i giorni che 3 ore saltuariamente.
L'ASSETTO
"Non agitate il corpo come un pendolo e non battete le mani
fuori tempo rispetto agli altri. E' opportuno mantenere il perfetto
silenzio e, mentre si è seduti, ridurre i movimenti al minimo
indispensabile."
In questa regola Baba ci invita a mantenere un “assetto” che
faccia danzare ciò che è già dentro di noi, “agitando il corpo
come un pendolo”, non saremmo in grado di percepirlo. Se volessimo
imparare a giocare a tennis dovremmo, prima ancora di imparare
a colpire la pallina, curare l’impostazione delle gambe, del
tronco e via dicendo. Questa è la base su cui si fondano tutte
le discipline spirituali. Dio si manifesta nel silenzio e come
si limitano le parole, anche l’immobilità del corpo è un modo
per fare silenzio o, per meglio dire...spazio.
La postura del corpo è l'espressione dell'intento di colui che
canta.
La posizione ideale per cantare i bhajan prevede la schiena
dritta, ma non rigida, e i muscoli dell'apparato respiratorio
(diaframma, addome e i muscoli della fascia che circonda i reni)
in grado di lavorare senza costipazioni. Questi muscoli si dilatano
quando inspiriamo e si contraggono quando espiriamo e si possono
definire "i manici del mantice" che danno energia alla voce.
Quando proviamo delle forti emozioni la parte del nostro soma
che subito ne viene interessata è lo stomaco con i suoi succhi
gastrici proprio come la lava di un vulcano e come un vulcano
con la sua forza esplosiva, lo stomaco, controllato dai muscoli
della fascia addominale, è il centro da cui parte la spinta
per l'emissione dell'aria, della voce e con essa delle emozioni.
Se si coglie il senso di "bellezza divina" che si può esprimere
attraverso il canto, sarà difficile ricadere in un posizione
ricurva e goffa di implicita autocommiserazione. La posizione
eretta rafforza il senso di fiducia e autostima, cosa che Sai
Baba richiede a tutti noi.
Al contrario, una posizione ricurva bloccherebbe la funzionalità
del diaframma e dei muscoli addominali, limitando la quantità
di immissione d'aria nei polmoni e di conseguenza la durata
del suono e soprattutto il controllo dell'emissione.
Si può cantare in piedi o seduti su una sedia ma la posizione
a gambe incrociate sembra essere quella in grado di esprimere
maggiore eleganza, aspetto non secondario nell'espressione del
canto al Divino.
Se nella posizione del Loto (Padma asana) dovessero esserci
ragioni particolari che impediscono di stare eretti ci si può
appoggiare a un muro ma se è solo per un senso di fastidio,
un piccolo sforzo di volta in volta, ci permetterà in poco tempo
di stare eretti con grande naturalezza.
Si può interpretare il momento del canto come un incontro d’amore
con L'Altissimo al quale ci presentiamo al meglio della nostra
bellezza e naturalezza.
Per dare un idea, gli studenti di Baba, prima di cantare i bhajan
si fanno regolarmente la doccia.
Bhajan - Ricerca della comunione con Dio
"I bhajan dovrebbero essere cantati ed offerti a Dio, in
un atteggiamento di totale umiltà; non devono essere considerati
come esercizio per un'esibizione di talenti o come una competizione
di maestria musicale. Devono piacere al Signore, non ai vostri
ammiratori."
" I bhajan devono essere un'esperienza sentita. Non guardate
con un occhio all'effetto che il canto ha sugli ascoltatori
e con l'altro all'effetto che ha sul Signore. Lasciate che il
vostro cuore palpiti per Dio; allora melodia e ritmo (Raga e
Thal) saranno automaticamente piacevoli e corretti."
Queste due regole evidenziano che la vera pratica del bhajan
è la ricerca della comunione con Dio.
Per Essere (Sat) non c'è bisogno di applausi o qualcuno che
ci approva per i nostri meriti .
"Finché canterete i bhajan esclusivamente per la vostra gioia
non potrete dare gioia agli altri. E' solo quando il sentimento
sgorga dal cuore che può raggiungere i cuori degli altri. Sai
Baba è contento solo quando l'amore è la nota chiave, quando
il sentimento di unità prevale, quando la melodia proviene da
cuori puri, che amano il Signore."
Su questo punto Baba ci invita ad un semplice, ulteriore sforzo
di attenzione sapendo benissimo che la purezza di un cuore la
si coltiva giorno dopo giorno come una pianta dai fiori profumati.
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Le tre Om
"La sillaba AUM è esaltata dalle Upanishad quale simbolo
migliore e più efficace di Dio.
"Essa contiene tre suoni sacri: A, U, e M e, inoltre, il momento
del silenzio nel quale l'AUM vibra nel silenzio e fa comunicare
il devoto con Dio, in quanto il compimento della contemplazione
della AUM è il raggiungimento della Consapevolezza Pura."
(DIARIO SPIRITUALE 2 - Pensiero del 20 Giugno)
Durante la pratica del bhajan o in altre attività che prevedono
il Mantra di consacrazione delle tre Om,
Si parte con la Om e si ritorna nella Om, avere coscienza di
questo viene prima di qualunque altra cosa.
INTERIORIZZAZIONE E ASCOLTO NEL SILENZIO "Sedete in meditazione
per dieci minuti dopo la sessione pomeridiana di bhajan;
e così va bene.
Ma lasciate che vi chieda :
quando vi alzate dopo dieci minuti e vi muovete, vedete tutti
avvolti in una chiara luce e permeati della Divinità? Se non
è così, la meditazione è una perdita di tempo.
Amate di più? Parlate di meno? Servite gli altri con più sincerità?
Questi sono i segni del successo nella meditazione.
Il vostro progresso dev'essere dimostrato dal vostro carattere
e comportamento.
La meditazione deve trasformare le vostre attitudini verso tutti
gli esseri viventi e le cose, altrimenti è un'ipocrisia.
Perfino la roccia, attraverso l'azione del sole e della pioggia,
del caldo e del freddo, sarà disintegrata in fango e diventerà
cibo per un albero. Perfino il cuore più duro può essere ammorbidito,
sì che la Divinità possa germogliarvi dentro."
" I Devoti dovranno prendere posto pochi minuti prima dei bhajan,
sempre ricordando che il Signore Sai è presente e presiede.
Ovunque venga cantata la mia Gloria Io sarò presente."
"Al termine dei bhajan si dovrebbe meditare dai cinque ai dieci
minuti."
"Al termine dei bhajan le persone dovrebbero allontanarsi mantenendo
il silenzio, così che la gioia e la pace prodotte, potranno
permanere a lungo nei cuori."
L'Insegnamento di Baba prevede che ci si sieda alcuni minuti
prima preparandosi con una breve interiorizzazione
Dopo il canto dei bhajan o la recitazione dei mantra, la meditazione
che segue consiste nell’ascolto di ciò che queste vibrazioni
hanno prodotto in noi. Varrebbe a dire che un sordo, a furia
di provare ad ascoltare...riuscirà a sentire.
Come facciamo per le OM. Dopo aver cantato (anche durante la
scuola bhajan), inspiriamo, espiriamo e ascoltiamo in silenzio
per qualche secondo.
L’orchestra:
la pratica di gruppo come esercizio di armonizzazione
"Cantate con gioia e battete le mani. Aiuta a sostenere l'energia
del bhajan. Ma se la vostra voce non è intonata, rimanete in
silenzio; se non sapete suonare, non suonate; è il migliore
servizio che possiate offrire."
"Gli strumenti musicali usati durante i bhajan non dovranno
sovrastare la voce del cantante e di coloro che rispondono.
Se gli strumenti sono molti, si dovrà cercare di non suonare
troppo forte."
Questa regola dovrebbe richiamare ulteriormente la nostra attenzione
su ciò che accade nel corso del bhajan e questo vale soprattutto
per chi fa parte del gruppo che conduce.
Va a questo punto posto l'accento sul fatto che l'utilizzo degli
strumenti (soprattutto i tamburi e le piccole percussioni) richiede
la cognizione della loro funzione specifica nell'organico musicale.
Accade spesso di vedere qualcuno acchiappare un tamburello o
dei majira e suonare così, tanto per fare qualcosa.
"I bhajan devono essere piacevoli all'ascolto."
"Prestate attenzione all'intonazione, al significato, alla varietà,
alla voce, alla melodia (Raga), al ritmo (Thal) e a tutti gli
altri punti importanti dei bhajan."
La musica è un linguaggio carico di espressioni Divine e, porre
l’attenzione su ritmo e melodia è una Sadhana.
Così come la musica riflette l’universo, abbiamo modo di sperimentare
attraverso la sua pratica che gli strumenti di un’orchestra,
se in accordo tra loro, possono creare, in virtù delle diversità
timbriche, armonie celestiali, e non c’è nulla di più bello
per un Devoto di Baba che potere sviluppare la consapevolezza
di essere, nella vita, uno di questi strumenti. Se sperimentata
quali autentici, imparziali ricercatori... innamorati di Dio,
la corretta pratica del bhajan dovrebbe rappresentare, per un
gruppo, il punto di partenza di un processo di armonizzazione,
il cui obiettivo è quello di sviluppare la consapevolezza di
essere strumento nell'orchestra della vita. |
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